18 Novembre 2006
Siamo tutti pronti a ripartire....
...dai ricordi
Quanti ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza sono legati all'Oratorio parrocchiale di via Cosentini! Lì si andava nel secondo dopoguerra per il catechismo, per partecipare a spettacoli per bambini assieme ai genitori e alle rappresentazioni teatrali curate soprattutto dai giovani dell'Azione Cattolica.
A quei tempi non c'era la
televisione e si privilegiavano i
momenti di incontro diretto
tra la gente del l
uogo
pronta a sostenere
ogni iniziativa ricreativa o sociale. Ricordo in particolare il teatro
delle marionette napoletane
che esilarava noi bambini. Veniva
montato nel cortile il palco
come quello dell'opera dei pupi, però di dimensioni minori, e i manovratori si
nascondevano dando
movimento e voce ai personaggi, tra i quali "Pasquariello" era quello
più gradito agli
astanti perché , grazie
alla
bravura dei marionettisti,
provocava sonore risate per le battute e i
movimenti.
Quante opere teatrali, tragedie e commedie, ma anche farse (queste ultime, più brevi e quasi tutte di Mons. Pennisi, spesso venivano presentate a conclusione di tragedie commoventi al fine di far tornare a casa tutti con il sorriso). Venivano rappresentate opere in lingua e in dialetto, anche di autori di tutto rispetto quali Luigi Pirandello e Nino Martoglio. I personaggi, interpretati dai giovani del luogo con impegno e immedesimazione, caratterizzavano poi per molto tempo chi li aveva interpretati, che veniva indicato con il nome tenuto brillantemente sulla scena.
Tante volte si cantava, si svolgevano giochi a premi, lotterie varie. Insomma, Linera aveva un suo punto di aggregazione, che il terremoto del 19 marzo 1952 purtroppo danneggiò notevolmente, riducendo le possibilità di fruizione. Si continuò ancora per qualche tempo, nonostante il tetto del retropalco fosse in parte crollato, a rappresentare in particolari occasioni opere teatrali o a svolgervi rassegne musicali. Ma ormai il destino dell'Oratorio era segnato. Difficoltà burocratiche frenarono la volontà di ricostruzione.
Finalmente, grazie all'interessamento di Don Salvatore Garozzo, dei parrocchiani e del contributo di tanti, oggi l'Oratorio torna a nuova vita come centro vitale della comunità linerense. Ce n'era bisogno. Auguri !
Giovanni Vecchio
...ai lavori di ricostruzione

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...al 18 novembre 2006: l'inaugurazione
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L'Uratoriu (*) Tornu ccu piaciri ancora ppi parrari, di n'autru fattu ca 'ntiressa 'a Linera, di sta frazziuni ca si lassa vaddari, di paisani, cunuscenti e furasteri; ppi cuntari n'fattu di cronaca vera, ca mi pari 'n corvu jancu nesciutu fora.
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| È di l'uratoriu, di sempri accussì chiamatu, ca oggi 'u viditi rifattu e beddu allicchittatu. | |
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Accussì passannu ppi sta via, sodu sodu, e vidennu stu miraculu arrinisciutu, 'nchiusi l'occhi ppi mumento ppi vidiri, stu postu com'erà 'ntempu a riurdari, 'ndisi comu scrusju d'acqua ca passava, 'ndo vadduni ca attagghiu s'attruvava. chiddi, ca hanu l'anni mia su ponu riurdari, stu fattu ca ora non c'è chiù di vidiri!, Si vi riurdati, ppi ddi tempi passati, unni ppi truvati 'i divirtimenti ci vulevunu lanterni beddi ranni, l'utratoriu era 'n pustu 'ndirissanti, unni na ricugghemu tutti quanti, ppi passari sirati filici e rilassanti. Tannu a Linera c'era na squadra di picciotti, ca facevunu parti di na cumpagnia, 'a filudrammatica 'a luna' si chiamava, ca macari ppi li vicinanzi si vantava, priparati ccu tantu amuri 'nda riggìa, di Patri Consuli ccu vera majstria.
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Tiatri, tiatrini, farsi ppi tantu tempu, si faceunu 'nda stu uraturiu ogni annu. Poi, alleggiu alleggiu tuttu tirminau, l'uratoriu na spiranza surda 'ristau, tiatru farsi e ogni cosa s'alluntanau, e fu accussi ca s'abbannunau; appoi ccu li spini e tirrimoti ni lassau, chiddu ca ccu l'arbulazzi addivintau! Ora ca di cuntari haiu finutu, chiddu ca ccu l'occhi chiusi haiu pinsatu, Linera mia ti dicu non ti firmari, vai sempri avanti accussi 'ndo suciali, non facemu, ppi favuri, ca tra tant'anni, ci fussiru pirsuni a fari li mo stissi sogni. Certu na puisia ppi sti fatti non po' tirminari, senza l'elencu di li pirsuni a ringraziari, di chiddi ca ccu tanti 'ndirissamentu, hanu didicatu amuri, dinari e tantu tempu, unu ppi tutti putemu sulu diri: 'U Signuri a ognunu sapi comu ripajari.' Linera goditi stu mumentu e non ti scurdari l'uratoriu tò e chiù non lassari arreri Giovanni Grasso (*) L'Oratorio Parrocchiale Linera, 10 novembre 2006
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Siamo tutti pronti a ripartire.
E' oggi un giorno importante, un momento di gioia per la Parrocchia "Maria SS. del Lume" e per il paese intero. E' certamente un giorno da festeggiare, un evento, "l'Inaugurazione dell'Oratorio Parrocchiale".
A rendere questo momento ancora più importante, solenne e carico di significato, la presenza prima tra tutti dell'Arcivescovo Monsignor Pio Vigo, nostro Vescovo, di tutte le altre autorità, e di tanti parrocchiani ed amici.
Un evento che si attende da più di cinquant'anni, da quel funesto giorno che fu per il paese il 19 marzo 1952, quando un rovinoso terremoto si abbatté sull'intero territorio mettendo in ginocchio moltissime costruzioni compresa questa struttura, che era stata per tanti anni oratorio parrocchiale, luogo di aggregazione, di incontro, di attività ricreative e teatrali, di crescita sociale e civile.
Da quel momento un lento ed inesorabile declino rese questo luogo sempre più distaccato dai parrocchiani, fino a fargli assumere destinazioni d'uso molto diverse da quella per cui era stato costruito
. Dalla "Cronistoria della parrocchia " Vol. 1° a
pagina 121 scritta intorno agli anni sessanta, nel capitolo intitolato "Una
questione da risolvere: L'Oratorio", si descrive per sommi capi la storia di
questo luogo, dalla sua donazione alla parrocchia di Linera alla costruzione
dell'Oratorio, realizzato, si legge," .. con offerte, iniziative del popolo e
con gratuite giornate lavorative".

L'oratorio costruito su terreno donato alla Parrocchia, realizzato con il contributo dei parrocchiani, utilizzato per tanti anni per il bene della comunità, danneggiato dal terremoto, perde la sua originaria destinazione per divenire prima cantiere di lavoro, poi ricettacolo di sporcizia e simbolo di decadenza, per un lungo periodo che fu di attesa e di rassegnata inoperosità.
Non potevamo più attendere. Avevamo tutti l'obbligo di intervenire. Soprattutto per rispetto e riconoscenza di chi il terreno aveva donato e dei nostri progenitori che si erano sacrificati per realizzarlo, con grande senso di generosità e di partecipazione .
Ma come fare? Quale iniziativa intraprendere? A quali fondi attingere per un intervento così importante, oneroso e significativo? Tutti dicevano che era impossibile. Chi poteva farsi carico di un così difficile impegno?
Se ne parlava già più intensamente da qualche anno, ma nel 2001, la commissione che preparò i festeggiamenti in onore della Patrona lanciò quasi una sfida. "Bisogna riprendere e riparare l'oratorio".
Tale imperativo risultò serio, determinato e credibile che il parroco Don Salvatore Garozzo, vero artefice di tale iniziativa, abbracciò l'idea.
Finiti i festeggiamenti della Patrona e le sopraggiunte feste di Natale, si organizzarono le maestranze e si fece una sommaria salutazione degli interventi da effettuare. A fine febbraio dell'anno successivo (2002), i lavori era pronti ad iniziare.
Per il giorno 27 febbraio 2002 si convocò presso la Casa Canonica un incontro con alcune ditte del paese, per chiedere collaborazione o un contributo anche in termini di maestranze o di materiali edili. Tale incontro risultò deserto, avendo aderito solo il Cav. Alfio Ferlito.
Un momento di scoramento. Sembrava proprio che il personalismo, l'egoismo e il qualunquismo più consolidato avesse preso il sopravvento sui buoni sentimenti, sull'altruismo, sulla disponibilità. Che la generosità ed il senso del sociale e del bene comune, non abitassero più da queste parti.
Incuranti di quell'insuccesso i lavori ebbero inizio l'indomani 28 febbraio, come si evince nella comunicazione effettuata all'U.T.C. di Santa Venerina.
Aperto il cancello, la situazione non era certo
delle migliori, il
tempo e
l'incuria di tanti anni avevano fatto da padrone ovunque. Ogni angolo era
divenuto ricettacolo di sporcizia. La struttura danneggiata anche a seguito dei
terremoti successivi, del dicembre
1985 e gennaio
86, era in parte pericolante. C'era di che scoraggiarsi!

Si demolirono i vecchi capanni realizzati a riparo delle attività di lavoro ospitate, si tolse tutto il di più, si intervenne in primo luogo ad impermeabilizzare i tetti che facevano acqua come un colabrodo, si ripararono i danni del terremoto, si incominciarono a sistemare i muri di recinzione, a porre il cancello, le porte, ecc.
I lavori andavano alle lunghe, si lavorò tutta la primavera e l'estate successiva, e mentre si lavorava queste mura prendevano sempre più corpo e le sembianze di quello che un tempo era stato un luogo amato e frequentato da tutti, "l'Oratorio Parrocchiale".
Cominciarono allora e furono sempre più numerose le persone che diedero la loro disponibilità, mandarono materiali, resero servizi a titolo gratuito, misero a disposizione attrezzi e macchinari di lavoro. Chi aveva competenza in un settore lavorativo, si prestava per la realizzazione dello stesso.
Si giunse a fine autunno, dopo avere effettuato più n.240 giornate lavorative, ed impegnato tante risorse economiche. Ma il traguardo del fine lavori sembrava ancora lontano. I lavori rallentarono nell'attesa di acquisire nuove risorse.
Il 29 ottobre di quell'anno (2002) alle ore 11,02 un violentissimo terremoto si abbatté nuovamente su Santa Venerina con epicentro a Bongiardo. Tantissime case, risultarono gravemente danneggiate, tante famiglie furono costrette a lasciare le case. Le principali chiese, compresa la nostra Chiesa parrocchiale, restarono danneggiate ed inagibili. Quell'anno la festa alla Patrona ebbe un tono sommesso e le celebrazioni avvennero nel salone parrocchiale.
L'oratorio appena riparato e rinforzato in modo sostanziale nelle strutture non subì alcun danno ne alcuna lesione dall'evento sismico. Se avessimo indugiato ancora e tali lavori non fossero stati eseguiti, forse avremmo assistito al crollo totale e alla completa perdita dello stesso. E' stato questo un Segno?
Dopo l'evento sismico, i lavori sono stati sospesi e rinviati a tempi migliori.
Erano passati tre anni da quell'ulteriore tragicomomento, la Chiesa era stata riparata e la vita sociale era ritornata pian piano quasi alla normalità. Si decise, nel contesto dei preparativi per la festa dell'anno in corso, di riprendere i lavori e definitivamente ultimarli.
E' stato un rincorrere gli eventi, tanto ancora c'era da realizzare, le finiture, la sistemazione esterna, gli impianti ecc.
Ma incuranti,di tutte le difficoltà a testa bassa si è ripartiti, ed oggi, ... appena ... appena in tempo, siamo tutti ben lieti e felici di festeggiare questo lieto evento.
Ce l'abbiamo fatta! Oggi, una data storica per il paese.
Si festeggia una vittoria. Si è giunti ad un traguardo tanto sospirato. Si festeggia un giorno tanto atteso.
Fare il consuntivo di tutte le risorse investite e spese, quantificando anche il contributo offerto da privati, imprese, e persone a noi vicine è difficile.
E'
obbligo dire però che il contributo sostanziale è stato quello
della parrocchia, pari a più di 70.000 Euro, corrispondenti a circa 140.000.000
delle vecchie Lire, prelevate dal fondo "Fiore che non
marcisce".
Un ringraziamento doveroso e sincero va a tutti coloro che hanno contribuito in un modo o nell'altro, in ragione delle loro possibilità, e anche a quelli che hanno solo sperato e pregato che ciò avvenisse.
In un contesto dove non esistono altre strutture ricettive per i giovani, dove unico luogo di aggregazione è la piazza, l'oratorio dovrà divenire da oggi, luogo di incontro, di divertimento, di socializzazione, ma anche e soprattutto centro di promozione di crescita cristiana e sociale.
E' un impegno che tutti dobbiamo assumere e che tutti dobbiamo onorare, per il raggiungimento del quale dobbiamo continuare a contribuire, ancor più di come si è fatto fino ad oggi.
L'Oratorio Parrocchiale deve essere guardato è rispettato come cosa che ci appartiene, alla quale tutti abbiamo contribuito.
Pertanto oggi non si festeggia un traguardo finale, ma la conclusione di una tappa intermedia, o meglio, l'inizio di una nuova maratona ancora più difficile ed intensa.
Siamo tutti pronti a ripartire!
Rosario Tomarchio
Che la Madonna del Lume continui a guidarci e ci assista sempre.